Granini

Granini

lunedì 21 luglio 2014

Quindi


Non scrivo più, o meglio non qui.
Ho decine di note sul cellulare, anzi le avevo. La maggior parte le cancello, insieme alle liste della spesa in cui al primo posto ci sono le verdure per i conigli. Due. Che si odiano, nonostante abbiano nomi fatti per stare insieme. Oliva e Martini. Martini con Oliva.
Ho cambiato casa.
Ci sono sei mensole di libri tutte per me. E una mensola per l'intero cofanetto di Friends.
Esco poco.
Mi addormento sul divano. Ora ho un divano, anzi due. E due poltrone.
E tre grandi finestre in salotto, sempre aperte.
Inizio diete. Interrompo diete. Mangio taralli fino a farmi venire mal di pancia.
Entro nei negozi, provo abiti e non compro nulla.
Scrivo messaggi che non invio. Ciao, che fai? Ciao. Cia. Ci. C. Lasciamo stare.
Ho scritto la prima riga di decine di romanzi, ma con gli inizi non sono brava. Allora scrivo solo i finali. I miei romanzi che non esistono li faccio finire tutti male.
Ho una cesta di vestiti da lavare.
Le lenzuola da cambiare.
Un pigiama con gli alberelli di Natale. Tanto l'estate qui non arriva.
Ho cominciato a usare il reggiseno, perché V. dice che ho quasi 30 anni ed è ora.
V. mi compra i bastoncini Findus e me li prepara quando rientro tardi dall'ufficio.
Vado al mercato il sabato.
Uccido zanzare.
Ascolto la radio.
Metto la crema antirughe al mattino.
Dormo male.
Mi hanno regalato un orologio, che tengo 5 minuti avanti, così son sempre in un tempo che non esiste.
Ho prenotato un traghetto di sola andata per Spalato. Però poi torno. In qualche modo torno.
Forse anche a scrivere.

giovedì 20 marzo 2014

Le cose che mi ha insegnato


Canta che ti passa. Metti poco cibo nel piatto, poi al massimo ne prendi ancora. Sorridi. Ama con tutta te stessa. Ama te stessa.
Ama e basta.
Dai ciò che senti di voler dare, anche se è più di ciò che ti verrà dato. Impara a fare le domande giuste, se non capisci qualcosa. Sii curiosa. Trova il tempo per offrire un caffè a chi non ha nessuno che glielo offra.
Svegliati presto.
Non mentire a chi si fida della tua parola. Non fumare. Impara a suonare uno strumento.
Lascia perdere quel coglione.
Circondati di persone semplici. Cerca il bello dove gli altri non lo vedono. Conserva la fantasia di un bambino. Togli la suoneria al telefono quando vai a dormire. Porta rispetto agli anziani. Non alzare la voce. Chiama i nonni. Ringrazia quando qualcuno fa qualcosa per te. Abbi il coraggio di chiedere un abbraccio. Piangi. Guida piano. Divertiti. Balla. Non trascinare i piedi. Tieni la schiena dritta. Trattati bene. La birra disseta più della Coca Cola. Chiedi scusa.
Tutti sbagliano.
Anche i papà.








lunedì 3 marzo 2014

La sfumatura

foto http://bit.ly/1hF6lcF

Parlano tutti di Sorrentino, dell'Oscar.
Che gioia.
Viva l'Italia. E dirlo fa strano, ti si incastra nel palato, ti fermi e pensi Lo sto dicendo davvero?
Sì, ed è bello.

Io di Sorrentino mi sono innamorata nella prefazione di un libro. Perché al cinema ci vado poco, preferisco i film sul divano, la coperta sulle ginocchia, alzarmi e fare la pipì quando voglio, senza aspettare l'intervallo. Dire Bello, No, Ma come?, Uh! senza che gli altri mi guardino male.

Per anni non ho avuto un divano, nemmeno una tv o un lettore dvd. Ora ho tutto, anche voglia di andare al cinema, che al buio in sala mi sono abituata e ho smesso di tremare.

Comunque mi sono innamorata con un libro. Quindi congratulescion, Paolo end deng iu. A modo mio.

Non sopporto i timidi, i logorroici, i finti misteriosi, i goffi, gli svampiti, gli estrosi, i vezzosi, i pazzi, i geni, gli eroi, i sicuri di sé, i silenziosi, i valorosi, i meditabondi, i presuntuosi, i maleducati, i coscienziosi, gli imprevedibili, i comprensivi, gli attenti, gli umili, gli esperti, gli appassionati, gli ampollosi, gli eterni sorpresi, gli equi, gli inconcludenti, gli ermetici, i battutisti, i cinici, i paurosi, i tracagnotti, i litigiosi, i superbi, i flemmatici, i millantatori, i preziosi, i vigorosi, i tragici, gli svogliati, gli insicuri, i dubbiosi, i disincantati, i meravigliati, i vincenti, gli avari, i dimessi, i trascurati, gli sdolcinati, i lamentosi, i lagnosi, i capricciosi, i viziati, i rumorosi, gli untuosi, i bruschi, e tutti quelli che socializzano con relativa facilità.

Non sopporto la nostalgia, la normalità, la cattiveria, l'iperattività, la bulimia, la gentilezza, la malinconia, la mestizia, l'intelligenza e la stupidità, la tracotanza, la rassegnazione, la vergogna, l'arroganza, la simpatia, il doppiogiochismo, il menefreghismo, l'abuso di potere, l'inettitudine, la sportività, la bontà d'animo, la religiosità, l'ostentazione, la curiosità e l'indifferenza, la messa in scena, la realtà, la colpa, il minimalismo, la sobrietà e l'eccesso, la genericità, la falsità, la responsabilità, la spensieratezza, l'eccitazione, la saggezza, la determinazione, l'autocompiacimento, l'irresponsabilità, la correttezza, l'aridità, la serietà e la frivolezza, la pomposità, la necessarietà, la miseria umana, la compassione, la tetraggine, la prevedibilità, l'incoscienza, la capziosità, la rapidità, l'oscurità, la negligenza, la lentezza, la medietà, la velocità, l'ineluttabilità, l'esibizionismo, l'entusiasmo, la sciatteria, la virtuosità, il dilettantismo, il professionismo, il decisionismo, l'automobilismo, l'autonomia, la dipendenza, l'eleganza e la felicità.

Non sopporto niente e nessuno.Neanche me stesso. Soprattutto me stesso.Solo una cosa sopporto.

La sfumatura.
Hanno tutti ragione, Paolo Sorrentino - Feltrinelli, 2010 








venerdì 21 febbraio 2014

Il paradosso


Scatolone dopo scatolone, 4 anni di vita si stanno spostando nella nuova casa.

 E ho troppe calze, troppe scarpe, troppe tshirt bianche, troppi abiti da sera che la sera poi non esco, troppi maglioni vecchi, troppi jeans ormai stretti, troppe gonne al ginocchio che mi stanno male, troppe camicie che non so stirare, troppi reggiseni e troppe mutande che non abbino, troppe felpe mai messe, troppe borse in cui non ci sta nemmeno il cellulare, troppe sciarpe da dimenticare sui mezzi pubblici.

Ho troppi vestiti.

E ne vorrei moltissimi altri. Una gonna in tulle. I sandali a pois di Tori Burch. Una tracolla con i fenicotteri. Una maglia color cipria. Un abito lungo. Credo mi servano.

Anche se i momenti più belli di questo 2014 sono stati quelli in cui i vestiti non li avevo addosso.

lunedì 17 febbraio 2014

Buon appetito


È come le cipolle, l'amore.

Che non è che ce l'hai in mano, pronto da mordere.

Devi togliere la buccia più esterna, come prima cosa. Togliere la diffidenza, la paura, le ferite del passato, quelle che ti han fatto promettere Mai più, non ci cascherò mai più.

E poi affondare il coltello. Fare fette sottili. Aprirsi. Scoprirsi. Rivelarsi. Segreto dopo segreto. Sguardo dopo sguardo. Bacio dopo bacio. Baci che sanno di rhum e baci al sapore di dentifricio. Baci sulla bocca e baci tra le gambe. Parole. Silenzi.

Farsi a pezzi, sminuzzarsi, prepararsi a essere messi sul fuoco, a soffriggere.

Ed è in quel momento, mentre tutto si affetta, mentre l'intero si scompone e rivela i suoi cerchi concentrici, che capita di piangere. O di tagliarsi le dita con la lama del coltello. E di pregustare il pasto che si sta cucinando.

Perché come le cipolle, solo una volta tagliati a fettine, solo dopo esserci messi a nudo, possiamo essere cucinati.

E allora si accende il fuoco e la cucina viene invasa da un profumo dolce, forte, che ti entra in gola, che ti si appiccica ai capelli.

Le fai rosolare quel tanto che basta perchè siano morbide, le cipolle, ma a tratti croccanti, e finalmente le mangi. Morbide. Croccanti. Abbracci e unghie nella schiena. Carezze e morsi. Musica e litigate. Cuscini sul divano e tazzine sbeccate.
Che senza unghie, morsi, litigate e tazzine sbeccate, che amore è?

Cipolle e amore. Amore e cipolle. E alla fine di tutto, sorridere. Perché chiunque ti parli, poi, lo capisce che l'hai fatto. Mangiare cipolle. L'amore.






martedì 21 gennaio 2014

Born to run


Un paio di anni fa ho deciso che sarei diventata una runner.

Ho letto articoli, parlato con amici maratoneti, scaricato app, studiato programmi di allenamento per principianti. Ho pure fatto un piccolo investimento economico comprando delle scarpe da corsa nere e fucsia da Decathlon, più per generare un senso di colpa in caso avessi avuto la tentazione di desistere, piuttosto che per salvaguardare la salute dei miei tendini.


Il problema è che un paio di anni fa ho deciso che sarei diventata una runner con l'unico obiettivo di costruirmi un sedere perfetto. E forse, come obiettivo, era un po' debole. Non che ora un fondoschiena alla Miranda Kerr mi farebbe schifo, ma alla soglia dei trent'anni ho capito a malincuore che culona sono nata e culona rimarrò per sempre. Prendere o lasciare.

Fatto sta che due anni fa ho indossato le mie scarpe da corsa nuove di zecca, ho creato una playlist ad hoc sul telefono, sono andata al parco e al terzo passo ho iniziato a odiare il mondo. Sono tornata a casa con umore e gambe a pezzi, chiedendomi quante sedute di allenamento ci sarebbero volute per generare quel rilascio di endorfine di cui parlano tutti i runner, quella specie di droga che se non corri stai male, senti il bisogno di fare del movimento, non riesci a dormire, ne percepisci chiaramente il bisogno, e allora esci anche se ci sono tre gradi sotto zero, anche con la neve, anche con il temporale, ti svegli alle cinque del mattino in estate, il sabato, la domenica, pur di correre, correre, correre.

Ho corso un'altra volta, poi un'altra ancora. Alla quarta uscita sono rientrata a casa, mi sono fatta una doccia bollente, ho messo le scarpe nere e fucsia sul ripiano più alto della scarpiera e lì e ho lasciate, calcolando che - dato l'investimento economico - la mia parentesi da runner mi era costata una ventina di euro ad allenamento.

Fino ad oggi. Che non so come io sia potuta finire nel database di Nike, ma evidentemente ci sono finita. E oggi, appunto, ho ricevuto una newsletter che mi invitava a iscrivermi alla We Own The Night di Milano. Una 10 km al femminile, in programma il 30 maggio, dopo il tramonto.


Ho sempre scelto di andare con calma. In tutto. Nelle decisioni importanti e in quelle più frivole, nelle amicizie, in amore. Ho studiato le situazioni poco alla volta, ho fatto valutazioni approfondite, ho esaminato i casi da mille prospettive differenti, sono stata attenta a non commettere passi falsi, a non correre rischi, a fare la cosa giusta al momento giusto. Una vita con il freno a mano tirato. 

E ora voglio correre. Ho pagato 20 euro - sempre per generare il senso di colpa di cui sopra, qualora decidessi di desistere - e mi sono iscritta alla gara.

Io che fumo un pacchetto di sigarette al giorno, io che odio sudare, io che abbandono ogni obiettivo a pochi metri dal traguardo. Io che mando tutto a fanculo se non vedo subito risultati. Io ho voglia di correre. 

Ho voglia di muovere le gambe, prima che la testa. Ho voglia di andare più veloce dei miei pensieri, di sentirmi leggera, di sentire il fiato che si spezza, i muscoli affaticati, i piedi staccati da terra.

Voglio credere che dopo i primi allenamenti starò da schifo, ma che a un certo punto, semplicemente, starò bene.

Voglio avere un obiettivo. Voglio conquistarmelo.

Voglio provarci, a costo di fallire. 

'Cause tramps like us, baby we were born to run.






martedì 7 gennaio 2014

Caro cantante del mio cuor


Caro cantante del mio cuor,
il primo di gennaio mi sono svegliata felice. Non capitava da anni. Ma è successo. Ed è stato bello.

Ho ascoltato il tuo nuovo singolo e non ho capito se mi è piaciuto. L'ho riascoltato, varie volte, anche oggi. Ora so che mi piace. Come alcune persone, che appena le conosci non riesci a farti un'idea precisa. Poi ti avvicini, qualsiasi sia il motivo di questo avvicinamento, e scopri che ti piacciono parecchio. E un po' te ne stupisci, e un po' ti chiedi perché e un po' smetti di chiedertelo e ti accontenti che ti piacciano.

Il tuo singolo mi è piaciuto, spero mi piaccia altrettanto l'album, ma soprattutto spero che questo nuovo tour possa finalmente coronare il nostro sogno d'amore. Che non è "nostro" in quanto entrambi ci speriamo, visto che ci spero solo io. È nostro perché il mio sogno d'amore coinvolge te, quindi va a finire che è in minima parte anche tuo. Mi pare che il ragionamento non faccia una piega.


Detto ciò, penso che qualcosa stia cambiando tra noi.
Più che altro sto iniziando a stufarmi di questo amore a senso unico.
Ho comprato tutti i tuoi dischi, ti ho seguito in concerti e semplici ospitate, sono stata sotto il temporale per sentirti cantare, con i capelli bagnati e i piedi infangati, mi sono imbucata a una festa semplicemente perché era nel palazzo in cui vivi, mi sono iscritta alla tua pagina Facebook, ho tenuto il tuo autografo nell'agenda, tra le cose preziose da conservare.

E poi abito nella tua stessa città. Che non è una cosa da poco. Anche perché alle relazioni a distanza io non credo. Sono una che ha bisogno di stare da sola, sapendoti vicino.
Quindi chiamami.
E invitami a bere un bicchiere di vino rosso al bar sotto casa, che mi dà subito alla testa e divento più simpatica.
Chiedimi di salire a vedere la tua collezione di dischi. Io rideró e diró Ok, perché no?
E poi facciamo l'amore, fino a quando avrò così tanti nodi nei capelli che se ci metterai le dita ci rimarrai incastrato.
Cominciamo così.


Alla fine magari ci lasceremo e ci perderemo di vista, ma continuerò ad ascoltare le tue canzoni belle, con la r moscia e i giochi di parole, e cercherò un verso dedicato a me. 

Invece tu, non fare lo stronzo.